Renzi, a man with a plan

E c’è lo “zombie” che dá del “fassista” all’ex comico diventato paladino della Moralità. Poi, invece, vedi il video e capisci che Bersani non ha dato realmente del fascista a Grillo.

Si è limitato a rimboccarsi le maniche e gli ha detto di farsi vedere “fuori dal web”. Manco fossimo alle risse a scuola tra bulli e ciccioni.
Ma in fondo di cosa vogliamo incolpare il PG Bersani? Ha fatto la cappella di farsi prendere un po’ troppo dalla Festa Democratica e ha calcato i toni. Tutto qui. Mica è il leader del maggiore partito italiano!

Un vero leader è colui che guida le moltitudini. Un esempio di leader da manuale è Obama. Ecco, avete mai visto Obama teso? E’ sempre rilassato, col sorriso, sicuro di sé e sa cosa dire. O meglio, così è come deve apparire l’uomo più potente della Terra.

A proposito di leadership, non ci vuole uno studio sulla comunicazione paraverbale per notare come il leader PD sia visibilmente agitato (narici dilatate, agita l’indice minaccioso verso Grillo&co). L’intenzione di Bersani è dettata, mi pare chiaro, più dalla reazione alla offesa personale (Grillo gli ha dato dello zombie) e politica-apocalittica (“vi seppelliremo vivi”) piuttosto che a una strategia studiata. In sostanza, l’opposto di Obama.

Ma in realtà, lo sappiamo, Bersani riflette molta Sinistra di oggi. Si muove in un campo dove la strategia è basilare, però non vuole sembrare troppo costruita e artificiale. Altrimenti viene assimilata al fantomatico Berlusconi e al “partito di plastica“. E allora cosa fa? Non programma per bene niente e si ritrova, alla fine dei conti, come un nocchiero in preda ai violenti venti.

In questo 2012 le cose si sono fatte ancora più liquide. Risulta difficile prevedere quello che accadrà da qui a qualche mese. Proprio per questo è fondamentale avere una linea forte che s’imponga con fermezza, ma senza nervosismi. Il buon Bersani è cascato con tutte le gambe nella trappola di Grillo. PG è sceso sul stesso piano, quella della violenza comunicativa. Se il PD ha veramente intenzione non solo di conservare ma anche di allargare il suo consenso oltre quella pericolosa soglia del 25%, non deve far altro che avere una base strategica condivisa.

L’unico che in tal senso sta dimostrando pacatezza e risolutezza è il tanto bistrattato (dal PD) sindaco di Firenze. Renzi ha dichiarato:

 “Vogliamo sgonfiare la bolla del Movimento 5 Stelle? Dobbiamo avere il coraggio di essere noi a dire: dimezziamo il numero dei parlamentari, eliminiamo il vitalizio per i consiglieri regionali e il finanziamento pubblico ai partiti. Vedrete che Grillo passerà dal 20% al due nello spazio di qualche settimana”.

E ha ragione. Un conto è se un movimento come quello di Grillo dice quelle cose. Tutt’altro se a far loro il programma dei tagli sono quelli del PD. Il PD siede in Parlamento e se parlasse così, quelle robine lì avrebbero un senso radicalmente riformista.  Non sarebbero solo le parole di un ex comico che va in piazza a mandare a quel paese un po’ tutti, ma un programma attuabile da quello che è attualmente il partito più forte (anche se nessuno se n’è accorto, ma questa è un’altra storia).

E’ una questione di responsabilità: il PD vuole prendersi in carico il Paese? Bene, si attribuisca la responsabilità, tra le altre cose, di togliersi qualcosa. E’ questo quel che tutti, oramai segretamente, si aspettano da un vero partito democratico. E a me pare che Renzi ne sia capace.

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