“Il perdono è la miglior vendetta”. O no?

Mia nonna qualche mese fa mi ha confidato una delle sue frasi storiche. Si parlava di figli e problemi e lei sputa fuori questa frase: “Il perdono è la miglior vendetta”. Con questa frase Maria, nata nel 1931 a Bagheria, non differisce dal pensiero di molti adolescenti/adulti/laureati e non di oggi.

Questo è vero perdono.

In rete oramai sono pochi i giornalisti/blogger che non hanno preso posizione su Anders Breivik, il “mostro” norvegese che ha ucciso quasi ottanta persone. Se ne parla perché è stato condannato a 21 anni di carcere. Alcuni dicono sia un oltraggio alla memoria delle vittime non aver dato l’ergastolo al giovane Anders. Altri elogiano le carceri nordiche come esempio massimo di civiltà in quanto anche un pluriomicida come Breivik avrà una stanza tutta per sé, con mobili in legno e tv ultrapiatta.

Mostro o essere umano?

Se la pena fosse commisurata al dolore dei familiari, il sistema giudiziario metterebbe a disposizione dei familiari delle vittime armi e indirizzi di tutti i parenti di Breivik. Ma così non è.

Persino un sistema “arretrato” come il nostro pone l’accento non sulla punizione/isolamento del soggetto, ma sul potenziale reintegro nella società. Ed è proprio questo il punto.

Come fai con uno che ha ammazzato 77 persone e si pente di non averne uccise abbastanza? Si può recuperare uno così? Io non lo so. E credo che nessuno lo sappia. Ma c’è una cosa che so.

So che lo Stato, con ogni mezzo, deve garantire ai suoi cittadini la possibilità di ritornare a vivere nella cosiddetta società dei normali. Credo che essere buttati in una cella stipata di gente con le sbarre non faciliti il reintegro a nessuno. Anzi. Altra responsabilità dello Stato dovrebbe essere quella di garantire un supporto psicologico alle famiglie delle vittime con un percorso specifico.

Insomma, ciò che lo Stato dovrebbe fare sarebbe aiutare l’assassino a chiedere scusa e aiutare la famiglia a perdonare. Per davvero.

Foto recente di mia nonna

La vendetta, anche quella perpetrata dallo Stato, non porta a nient’altro che ad altra vendetta in un crescendo senza fine. La vendetta nasce dalla rabbia. E, se ricordo bene, il buon vecchio Yoda diceva che la rabbia nasce dalla paura e la paura porta inesorabilmente al Lato Oscuro della Forza. E una volta conosciuto il “Dark Side” non torni mica indietro. Come quel detto sui neri, avete presente?

4 risposte a ““Il perdono è la miglior vendetta”. O no?

  1. Credo che la vendetta non aiuti e non sia la soluzione civile che un paese democratico deve attivare, salvo non voglia contraddire i propri valori.
    Credo che le carceri italiane contraddicano i nostri valori di democrazia, di eguaglianza sociale e soprattutto siano in totale antitesi con qualsivoglia obiettivo di reintegro e di recupero del criminale.
    Penso altresì che TV ultrapiatta, tre stanze a disposizione solo per sé, computer (anche se senza internet) e SOLO 21 anni di pena per 77 vittime… beh questo sia davvero troppo diverso: non solo dalla vendetta, ma anche dalla punizione!
    Però, come ho imparato dalla mia esperienza nel mondo della giustizia (fortunatamente dalla parte dei giudicanti), la legge va applicata come è, e la loro è così.

  2. Credo che qui ci si scontri con i due lati della Forza, ovvero l’eterno conflitto tra passione e ragione. Certamente se fosse un parente delle vittime, che so, il padre di uno dei ragazzi uccisi, a decidere la pena, mille anni di carcere non sarebbero abbastanza. Però, grazie al cielo, così non è, proprio per tutelare un minimo di obbiettività. Ora ciò che a me personalmente sconvolge della questione non è tanto la strage -che si, chiaramente, sconvolge- quanto il fatto che anche dopo aver sentito la sentenza non abbia mostrato neppure un minimo di rimorso, neppure quel rimorso di tipo opportunistico a cui spesso assistiamo. Può essere reintegrato uno così? Oppure uscirà e farà un’altra strage, come spesso nella Storia, anche nostra, è accaduto? Certo è che sovente nelle nostre carceri si entra che si è poco più che dei disperati e si esce che si è dei veri criminali, e dunque, che il sistema non funzioni, è provato empiricamente. Lui, nella sua mini-suite avrà il tempo e la voglia di riflettere? Cambierà? Probabile. Dovremo aspettare vent’anni per dirlo. Ma se funzionerà l’Italia avrà probabilmente un nuovo modello a cui guardare. Perché certo è che se davvero questa bestia, tra vent’anni, tornasse ad essere un simil essere umano, allora il mondo della giurisdizione avrà sicuramente vinto una grandissima partita cominciata tre secoli fa. Si, io credo che, in fin dei conti, abbiano fatto la scelta giusta. Anche se avrei aggiunto a quei 21 anni di riposo e riflessione un po’ di lavori forzati: dopotutto, in tempo di crisi, bisognerebbe tornare a rendere produttivi anche certi loschi figuri.

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