Quando il social network sbarca su Google

Cosa siano i social network, ne abbiamo un’idea sufficientemente definita per utilizzarli. Bastevole, niente di più e niente di meno. Vogliamo soltanto pubblicare i nostri status quotidiani, essere taggati in foto altrui e taggare a nostra volta, rimettere i nostri commenti come i nostri amici rimettono i loro. Amen. Tutto qua.

In effetti, se ci pensate, è proprio il nostro corpo a funzionare al risparmio. Ognuno di noi abbia provato anche solo una volta a fare sport (forzati dai genitori durante l’infanzia o illuminati dal first-lesson enthusiasm da cresciutelli) sa bene che il corpo dà evidenti segnali per invitarci alla resa. Compreso quel senso di pre-morte nelle maratone scolastiche. L’indispensabile, questo ci chiede di fare il nostro corpo. Non fare un passo in più, fermarsi lì.

Torniamo ai social network. Indispensabile oggi è esserci, nel web 2.0. Ma forse non solo questo. A quanto pare Google ha capito che quel passo in più verso il vero web semantico e partecipato andava fatto. Quei cervelloni di Mountain View hanno messo appunto un sistemino niente male.

Mettiamo che vuoi organizzare un fine settimana con la famiglia, fuori città. Hai già in mente la località, ma sei indeciso fra i vari alberghi. Niente di più facile. Googli il luogo e magicamente tra i primi risultati vedrai articoli dei tuoi blog preferiti o gli status dei tuoi amici realtivi a quella località. Puoi anche vedere le foto fatte da loro e farti un’idea più precisa. Così la tua ricerca diventa social.

Opinioni, suggerimenti e immagini fatti su misura per te. Tutto gratis, of course. Naturalmente devi prima loggarti con il tuo account Google e mettere a disposizione dell’azienda qualche imprecisato dato personale. Dai, non sei disposto a rinunciare a qualche pezzo della tua identità+web reputation per organizzare un bel viaggetto… indispensabile?

P.S. – Subito sotto il video, nella sezione Condividi, cliccate sul bottone +1. Oh tempora oh mores.

5 risposte a “Quando il social network sbarca su Google

  1. Ho cliccato.
    E così mi sono fatta un giro per comprendere meglio come funziona…
    Ho sempre utilizzato internet come un’indispensabile “risorsa” per ottenere certe informazioni velocemente, e tutto ciò senza sentire mai l’esigenza di far parte di una comunità.
    Ma poi mi sono pur affacciata a questo mondo variegato di social network – da pochi mesi – consigliata da amici che ritengono “indispensabile esserci”, oggi come oggi, nel web 2.0.
    Ora… il mio corpo (compreso il cervello) funzionerà pure al risparmio ma ogni tanto si ribella!!!
    Perché stare dietro a tutto ciò diventa poi quasi un lavoro… Non lascia spazio ad altro…
    E allora?
    Dovrei arrivare al punto di sentire la necessità di muovermi nel web mescolato alla realtà, come accenni nel post successivo, per ottimizzare ulteriormente i tempi e avere la possibilità di vivere “anche” nel reale?!?
    Pazzesco…
    Ma, purtroppo, mi sa tanto che è una naturale evoluzione del genere umano🙂

    Interessante questo blog.
    Complimenti.

    • Prima di tutto, grazie mille🙂
      Sono tempi strani, i nostri. Abbiamo possibilità e desiderio di condividere qualsiasi aspetto della nostra vita su questo monstrum 2.0 e siamo più che inclini a rinunciare a privacy e libertà. Quella libertà che i nostri avi hanno conquistato con sangue e lacrime.

      Come dici bene tu, per star dietro a tutto dovremmo esser pagati (essendo faticoso come un lavoro). Cosa dovremmo fare? C’è chi postula che il futuro è nel web, nei social media ed è lì che la vita sarà. Chi invece si cancella da qualsiasi social e non usa più persino cellulare e carte di credito.

      Credo la soluzione stia sempre nel mezzo. Usiamo, come del resto fai tu, le info in rete per renderci maggiormente coscienti e responsabili, ma non facciamoci risucchiare totalmente. La rete dovrebbe essere utilizzata in modo da accrescere il nostro patrimonio conoscitivo condiviso. Per unire tanti piccoli saperi e le persone che ne sono portatrici.

      Qui a Caffeinomani ci piace stimolare. Le risposte e i punti esclamativi li lasciamo ad altri. A noi piacciono i punti interrogativi

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